venerdì 8 agosto 2008

08/08/08 LATO B



Ma adesso chi vorrete giudicare con quel buonismo da quattro soldi?
Ho visto un popolo sventolare bandierine a cinque cerchi mentre sfilavano i camion di Coca-cola e Lenovo, gente piangere al passaggio della fiaccola, gente orgogliosa di dipingersi addosso una bandiera rossa a cinque stelle, fiera davvero di essere cinese.
Saranno pure una fregatura, ma queste Olimpiadi di certo passeranno alla storia. Probabilmente è facile arrivare ad ovvie conclusioni quando si parla di Cina e di soldi, dire che le Olimpiadi sono una farsa e che una dittatura non va a braccetto con lo sport.

Non ho voglia di ragionare su questo o di farmi un'opinione schierata. Solo, vorrei dire una cosa:
in questo preciso istante, un miliardo e trecento milioni di persone starà vivendo il suo grande momento di gioia.
In questo preciso istante un miliardo e trecento milioni di persone starà prendendo atto della forza e della grandezza della propria nazione.
I freddi entusiasmi di Atene e Torino non hanno nulla a che vedere con questo sogno, l'emozione di essere nuovamente “accettati” nel mondo deve essere qualcosa di grandioso.

Stasera, un popolo uscito dalla fame guarderà in faccia la Storia, quelle luci e quello sfarzo saranno la rabbia di ogni dissidente ma anche l'orgoglio di ogni cinese, ogni figlio di questa nazione sorriderà consapevole di quanto sudore e quanto sangue hanno versato altri suoi fratelli e nessuno striscione “Free Tibet” né i cinque cerchi in filo spinato di Amnesty International potranno mai scalfire questa gioia.
Good luck Beijing, 好运北京,中国加油!


Nella foto: Sanya, 4 maggio 2008, passaggio della fiaccola olimpica

08/08/08 LATO A



Sono in Italia. Da un paio di settimane mi si domanda per quale motivo sono tornato proprio ora che iniziavano le Olimpiadi. Un po' me lo domando pure io, cartellino da volontario olimpico (quasi) in mano e un anno di Cina nel cuore, poi guardo le immagini concitate del countdown e gli incidenti delle ultime ore e subito mi tranquillizzo, nell'illusione di trovarmi – ora - in un Paese “migliore"..

Un po' sono contento di aver lasciato Pechino proprio quando non aveva più nulla da offrirmi, senza più venditori ambulanti per le strade, senza più carne di cane nei menu dei ristoranti, senza più gli sputi gratuiti dei pechinesi né la loro presenza all'interno della città, senza più un hutong che non sia destinato a diventare attrazione turistica né un vecchietto che non faccia t'ai chi per soldi.

Così hanno ridotto la Capitale in vista delle Olimpiadi. Una Pechino senza Pechino, una città che si vergogna di sé stessa, della sua essenza, della sua tipicità. Una città vuota, snaturata, artificiale, senza la dignità di mostrare al mondo la sua vera anima, i suoi vizi e i malcostumi. Anche questa sarebbe stata la Cina, ma purtroppo l'hanno fatta sparire, trasformando Pechino in una bruttacopia del resto del mondo.

Pechino e la Cina di oggi sono sempre più distanti da quel mondo che avrei voluto vedere ma che - purtroppo - ho solo letto nei libri di storia, nei racconti di Tiziano Terzani all'inizio degli anni Ottanta e nelle cronache di Edgar Snow all'epoca della Rivoluzione.
L'impero, il Comunismo, Mao Zedong e la sua politica, l'arte, la cultura, le tradizioni. Tutto finito, sparito, scomparso.
Tutta roba di cui vergognarsi, di cui sbarazzarsi al più presto, ma con le dovute eccezioni.
Magari si salvano ancora il Libretto Rosso e le stampe della Propaganda da propinare ai turisti in cerca di souvenir, magari è ancora in voga mangiare l'anatra laccata arrosto o gli involtini primavera, ma guai ad indossare le tradizionali scarpe di pezza da 6 yuan il paio, guai a pedalare su una bicicletta anziché imbottigliarsi nel traffico dentro una BMW “gonfia” d'aria condizionata, guai ad usare le bacchettine (al posto della forchetta) nei ristoranti di lusso.
Guai a ricordarsi di essere stati comunisti. Guai a ricordarsi di essere cinesi, anche se poi la bandiera rossa la si vede sventolare ovunque.

Non so più cosa augurarmi per questo Paese, tutto ciò che voleva ottenere con queste Olimpiadi era benessere sociale e credibilità internazionale. Penso che - ad oggi - la Cina non sia riuscita a raggiungere né l'uno né l'altro obiettivo, né ci potrà riuscire facilmente in futuro, con lo sviluppo che si fa sempre meno armonioso, con le tante bombe sociali che sono pronte ad esplodere, con la libertà in lista d'attesa verso una democrazia ancora lontana.

Chissà cosa penserebbe Mao delle Olimpiadi, chissà cosa esclamerebbe alla visione di tanti giovani patinati e griffati, schiavi di un mondo che li fa sentire liberi e felici come una farfalla..


Nella foto: Sanya, 4 maggio 2008, passaggio della fiaccola olimpica

giovedì 7 agosto 2008

Ah già, le Olimpiadi



## DALL'ITALIA ##


A tre giorni dalla cerimonia inaugurale di Beijing2008, i senatori della maggioranza di Governo hanno avuto la bella trovata di chiedere agli atleti azzurri (già atterrati a Pechino) un gesto forte nei confronti di un regime considerato dittatoriale.
Che originalità! Che tempismo!

Il presidente del Coni, Gianni Petrucci, ha la pazienza di prendere in considerazione questa sparata da manicomio e di replicare alla folle baggianata con due domande "Perché si chiede allo sport di sostituire la politica?" e ancora "Perché non si chiede agli industriali di non investire in Cina?"
Ma soprattutto (aggiungerei io) perchè non si chiedono le stesse cose alla nazionale di calcio italiana quando va a giocare le sue partite in Bielorussia, Azerbajan, Georgia, Kazakhstan e chi più ne ha più ne metta?


Ridacchio compiaciuto, poi cambio canale.
Sul TG5 si parla di tette. Sembra interessante, ma io spengo la tele.


## DALLA CINA ## lezioni di civiltà e censura

"Vietato fumare, vietato sputare, vietato mangiare cibo a bordo, vi preghiamo di essere civili e di cedere il posto ad anziani persone disabili e donne incinte" è il messaggio per i cinesi che scorre in ideogrammi a bordo di autobus e treni della metro.
Lo segue un sornione “No Smoking” che pretende rispetto da tutti gli altri..

Mi viene la nausea a pensare quanti particolari sfuggiranno ai frettolosi turisti occidentali, quante finezze non saranno in grado di cogliere i loro occhi, troppo impegnati a seguire le gare per prestare un po' di attenzione a quel mondo che li circonda.

Mi viene il vomito – invece - all'idea di dover prendere le informazioni da giornalisti novelli giunti nella Capitale da mezzo mondo. Gente rampante e pretenziosa - per carità - ma che nel centro stampa del Villaggio Olimpico non fa altro che lamentarsi perché non gli si apre il sito di "Free Tibet" o quello della setta "Falun Gong".
Mi si perdoni la domanda, ma che se ne fa, un giornalista, del sito di una setta buddhista quando si trova nella sala stampa di un'evento sportivo?
A chi ha scoperto solo ieri l'acqua calda, ai giornalisti esigenti e ai dissidenti della domenica pronti a srotolare i loro ripetitivi striscioni dico solo una cosa: il vostro è tempo sprecato, alle proteste da baraccone la Cina ci ha fatto il callo, una parte dei cinesi se ne frega altamente delle vostre dimostrazioni mentre l'altra ci si incazza direttamente.
Provate ad urlare “Free Padania” a Roma per farvi un'idea di quanto gli stiamo andando sulle palle..


Nella foto: marzo 2008, il Bird's nest in costruzione

mercoledì 23 luglio 2008

Casa

Non è stato facile mandare avanti questo blog durante i miei ultimi giorni a Pechino.
Soprattutto, non è stato facile trovare la pazienza per scrivere due righe, caricare una foto (e riuscire a pubblicarla) nella speranza di non trovare la pagina bianca subito dopo aver cliccato su "pubblica post".
La censura è snervante, dissuasisva, efficace. Tutto ciò di cui hai bisogno funziona poco e male, la normalità è un'eccezione e a poco a poco riesce a toglierti la voglia di comunicare con il mondo.

Io che ormai ero alla fine, la censura l'ho lasciata vincere, preferendo girare per la città piuttosto che cercare l'ennesimo espediente da hacker sfigato dell'ultim'ora.
Beijing, Tianjin, poi ancora la Muraglia a Simatai, le cene con gli amici, i saluti, le valigie, il ritorno a casa. Questo ho fatto. E non mi è sembrata una perdita di tempo.

Non credo abbia più senso parlare di Pechino e della Cina quando adesso mi trovo in Italia, non ero troppo adatto prima, non ho più la voglia né le capacità per farlo ora.
Non so bene come si faccia a chiudere un blog, è la prima volta che ne scrivo uno ma non credo di avere altro da aggiungere su questo.
Stop.

Ho bisogno di riprendere contatto con quello che ho lasciato un anno fa, la mia vita, la famiglia, i miei amici, persino i miei vestiti lasciati nell'armadio. Tutto mi sembra strano e al tempo stesso familiare. Ci metterò ancora qualche giorno per abituarmi definitivamente.
Ci metterò qualche mese in più, invece, per abituarmi a vivere in un Paese con il diesel che costa quasi due euro al litro.. e non solo.
Male che vada è sempre un buon pretesto per ripartire, anche se poi - lo so già - che nessun posto è come casa.

Grazie a chi è voluto intervenire nei miei post, grazie a chi ha buttato un occhio a un pò di quello che ho scritto, grazie a chi lo ha apprezzato e grazie anche a chi ci si è incazzato. Fa piacere avere qualcuno che ti stia a sentire quando hai tante cose da raccontare.

Sono alla fine davvero.
Un saluto a tutti e a presto.

micheleincina



Nel video: Rientro in Italia dopo una lunga assenza. Dal film "Bianco, Rosso e Verdone".

martedì 15 luglio 2008

Una settimana


Una settimana ancora e sarò di nuovo a casa.
Sono alla fine. Lezioni finite, diploma ritirato, feste, foto e saluti con amici che probabilmente non rivedrò mai più a cui - però - ho fatto molte promesse. Chi lo sa, magari ci sarà l'opportunità di rincontrarsi, prima o poi. Nel frattempo, preparo pacchi da spedire in Italia, gioco a tetris con la valigia e faccio il turista per la città. Finalmente direi, spero almeno di poter andare sulla muraglia prima del mio ritorno in Italia.

Un anno passato in Cina difficilmente si può riassumere in poche righe, io ci ho provato a raccontarlo in un blog ma non credo di esserci riuscito. Soprattutto, non credo di essere stato esauriente, la Cina è un universo talmente grande che mai e poi mai riuscirei - in una vita sola - a raccontare e a capire.
E se, tornando a casa dalla Cina mi si chiedesse "Allora, com'è questa Cina?" non saprei proprio come rispondere. Di certo, non potrei riassumere con un "Tutto bene" o "Tutto male" così come si fa di ritorno da una vacanza.

Ho visto cose belle e ho visto cose brutte. Cose migliori dell'Italia e cose molto peggiori. Ho imparato come si vive dall'altra parte del mondo, ho imparato a capire questa gente, la loro lingua, il loro modo di vivere.
Ho imparato cosa significa dittatura anche se non ho colto il suo confine con la democrazia. Nemmeno in posti lontani dalla Capitale.

La Cina è così, chi vuol credere mi creda, chi non ci crede può sempre venire a dare un'occhiata, magari lontano dalle solite guide turistiche e dai viaggi organizzati, lontano dai mercatini dei falsi e dai club di Chaoyang, lontano dai grandi hotel e dai ristoranti con i menu in inglese.
Di là, dall'altra parte delle lucine, a mangiare carne arrosto per la strada, a pedalare per la campagna, a fare due chiacchiere con un vecchietto rivoluzionario o farsi raccontare come funziona la Cina da un tassista.. Poi ancora perdersi negli autobus della periferia, mangiare nelle bettole da quattro soldi (e diarrea assicurata) e farsi riparare la bicicletta dal vecchietto sotto casa..
Bello davvero quest'altro mondo.



Nella foto: barbecue à Pekin

censura, censura, ancora censura




Ormai non me ne frega più niente, tra una settimana torno a casa e me la smetterò di cercare proxy, siti mirror e cazzate varie per poter vedere (e raccontare) dalla Cina ciò che vogliono nascondere.

Per la pubblicazione di un blog esiste un utile add-ons di Mozilla (Scribfire) scaricabile da qui. Ne esistono tanti in teoria, ma questo è abbastanza comodo, permette di gestire tutti i post con modifiche e aggiunte di immagini proprio come sto facendo io ora.

Per la visualizzazione si spera sempre nella funzionalità delle solite dritte di lostlaowai anche se - a 24 giorni dalle Olimpiadi - nulla davvero sembra poter aprire un sito di blogspot tranne il modesto visualizzatore di google.

Ormai io sono alla fine, ma immagino che a qualcuno potrà far piacere ripescare tutte queste informazioni.


LINK:
Scribfire
Lostlaowai
Visualizzatore pagine web di Google


Nella foto: editor di blogger.com visto dalla Cina

venerdì 11 luglio 2008

Alternative


Yangshuo è un villaggetto del Guanxi, regione tropicale a sud della Cina.
A me non è dispiaciuto, nonostante una presenza turistica - a tratti - irritante, ma magari chi non parla cinese lo può trovare molto affascinante.

Mentre la nostra italietta affoga in una crisi profonda ma - tutto sommato - sorniona e silenziosa, a Yangshuo cercano insegnanti di inglese.
Mi spiego meglio.
Mentre la noiosa estate catodica italiana starà già trasmettendo da tempo le più indispensabili banalità per affrontare questa (ma-guarda-un-po')-calda stagione, come l'anguria che si mangia sotto l'ombrellone, la gente che si lamenta dei prezzi del lettino, con i consigli del dietologo di mangiare le solite verdure e la solita frutta fresca, con le immagini della gente che smuove il giornale a mò di ventaglio, della gente che fa il bagno nelle fontane pubbliche, delle auto fisse in coda ai caselli autostradali durante il grande esodo e il grande ritorno - tutti - nella settimana di ferragosto... dicevo, mentre in Italia le informazioni dell'estate non vanno oltre il servizietto sul solito locale trasgressivo, trendy (e pure un pò scassamarroni) di Riccione, a Yangshuo cercano insegnanti di inglese.



Insegnanti per cinesi, mica docenti universitari. L'Asia tutta ha sete di inglese.
A Yangshuo - invece - hanno solo bisogno di gente che insegni ai cinesi come si vendono souvenir, come si scrivono i menu dei ristoranti a XiJie (West Street), come si fanno affari con gli occidentali. Hanno bisogno di gente motivata e squattrinata, vitto e alloggio gratuito, stipendio dai 400 ai 600 euro mensili per 20 ore di lavoro settimanali. Quattro ore al giorno per cinque giorni la settimana.
Si inizia come professori e si può finire col gestire un barettino in stile tradizionale.
Magari è niente, ma in Cina ciò che si guadagna vale dieci volte tanto. E il Guanxi è davvero un bel posto dove vivere, gente meravigliosa, clima estivo (quasi) tutto l'anno, campagna strepitosa puntellata di pan di zucchero come a Rio, risaie, fiumi e corsi d'acqua; non è mare e non è montagna, è tutto insieme e anche qualcosa di più, è eccezzionale e soprattutto.. è un'alternativa.



Personalmente ignoravo l'esistenza di una città come questa ma mi domando quante altre opportunità ci siano per tanti stranieri (e italiani) come me di vivere dignitosamente in questa parte di mondo senza annoiarsi e - soprattutto - facendo un enorme bagaglio di esperienze semplicemente viaggiando, osservando, parlando e lavorando.

Non ho mai pensato ad una qualche inferiorità linguistica con chi è inglese di madre lingua né ho mai pensato che l'inglese possa dimostrarsi una barriera linguistica per noi italiani.
Soldi, lingua e distanza sono alibi mentali che non reggono, una copertura per poter continuare a rimunginare entro i confini nazionali, senza sapere cosa c'è fuori, senza la curiosità di voler capire, senza la volontà di voler provare.

Provo invidia per questi giovani anglosassoni che già conoscono queste parti di mondo senza sforzarsi più di tanto, senza compiere imprese eccezionali, senza fare un gran parlare di sé.
E' nel loro DNA, già lo conoscono, già lo sanno, già lo considerano un'eventualità.
Gap Culturale. Probabilmente è un residuo della storia coloniale.
Loro è dai tempi dell'Impero che sono abituati a questa visione così nomade della vita. Noi è dal secondo dopoguerra che abbiamo il culo piantato nel salotto davanti al televisore. Prima scappavamo direttamente dall'Italia, ma oggi siamo pronti a prendere le impronte degli immigrati ancor prima di schedare i nostri parlamentari.



Quanti anglosassoni staranno sparsi per tutta l'Asia? Cina, Laos, Thailandia e tutta l'Indocina giù fino in Malesia e Indonesia, angoli incontaminati, paradisi naturali o semplici villaggi sperduti tra qualche risaia. Sole e caldo tutto l'anno, niente consigli per le vacanze intelligienti, niente tormentoni musicali dell'estate, niente Vip che si fanno fotografare al Billionaire.
Cosa chiedere di più?


Nelle foto: Yangshuo e la campagna circostante


LINK
- Censura pesante qui a Pechino, Blogspot funziona di nuovo a singhiozzo. Da lostlaowai.com (link) si possono scaricare i proxy per la visualizzazione e la pubblicazione dei post.
- Per chi volesse fare l'insegnante di inglese a Yangshuo, bucklandgroup.org o clic qui.


P.S. Ci sono altre teleminchiate degne di nota oltre ai consigli dell'esperto su come combattere il caldo? Scrivete vi prego, non ho il televisore..

martedì 1 luglio 2008

Pizza e Teriyaki



Stanco.
Quasi non me ne frega più di tanto se manca così poco al mio ritorno, quasi stavo per stancarmi di questa vita da studente, di questa scuola, di questo giugno che diventa luglio ma mi sembra più un ottobre, solo smog, nubi e pioggia.
La biblioteca quasi vuota, la gente al campus che viene e che va, gli esami.
Ancora una settimana e finirà l'ultima sessione. Ho lo stomaco a pezzi, nausea di fondo, sintomi di influenza, voglia di studiare pari a zero. Ma sono alla fine.

Apatico. Sarà il tempo.

La pioggia, vera o statale, non riesce a mandare via questa cappa, cielo grigio e aria pesante, ore di studio si intervallano a sonni profondi in biblioteca. Ma ci sono quasi.

Svogliato come non mai, è da qualche settimana che ordino per telefono le solite due-tre cose. Solo pizza e teriyaki. Almeno quello mi solleva il morale.

Di cibo cinese non ne voglio sentir parlare, al massimo vado sul sicuro e prendo l'arrosto al musulmano.
Resisti stomaco mio che è rimasto poco al mio ritorno.


Nella foto: Gennaio 2008 - Io, Myung Su e Lionel ad Hong Kong. E' da un po' che non torno a casa..

lunedì 30 giugno 2008

MAOney



Ho sempre pensato quanto inopportuno fosse mettere la faccia di Mao Zedong sulle banconote cinesi. A mio avviso, il predicatore di un certo tipo di società, politica ed economia male si associa alla strada imboccata dalla Cina contemporanea, che tutto mi sembra, tranne che Comunista.

Per dirla tutta, è già da qualche anno che si vocifera dell'intenzione del Governo di sostituire (o affiancare) le attuali banconote di taglio superiore ad uno Yuan - tutte col faccione di Mao - con altrettante, in cui verranno raffigurate le altre personalità che hanno contribuito a creare la Cina moderna come la vediamo ed intendiamo oggi.
Sun Yat-sen e Deng Xiaoping sono tra i più probabili candidati a questo riconoscimento ma di certo non sarà facile rimuovere una delle ultime zavorre che ricordano a questo Paese di aver avuto un passato travagliato.


A parte questo, in Cina il problema dell'emissione di moneta merita un'attenzione tutta sua.
Avendo a che fare con un Paese così vasto e dalle mille sfaccettature, non è difficile intuire quanto sia stato problematico decidere la grandezza dei tagli di banconote.
Tagli troppo grandi favorirebbero la contraffazione.
Tagli troppo piccoli sarebbero scomodi.
Ma tanto è. E per ora i cinesi si tengono questi ultimi, nonostante l'inflazione galoppante pre-Olimpiadi.

E se nelle campagne è
ancora relativamente facile riuscire a farsi bastare una banconota da 100 yuan per qualche settimana, nelle città il problema sta raggiungendo proporzioni al limite del ridicolo.
In Cina i tagli di moneta cartacea vanno da 1 Yuan (0.10 euro) a 100 (10 euro). In pratica la banconota più ambiziosa vale si e no il costo di una pizza in Italia. In questo Paese esisteranno pure assegni, conti correnti e carte di credito, ma spesso ai cinesi piace di più toccare con mano i soldi che spendono o incassano.
Non posso fare a meno di ricordare le file assurde agli sportelli ATM, con la gente che preleva quattro o cinque volte 2000 Yuan per volta, l'ingombro di così tanti soldi addosso (manco fossi un rapinatore) quando si tratta di dover pagare la retta scolastica e l'affitto al dormitorio o il rumore delle macchinette contasoldi che sfogliano - instancabili - i biglietti da 100 yuan in banca, al supermercato, alle poste, in libreria, perfino in farmacia.

Intorno alla scuola, nascosti nelle zone residenziali a maggioranza cinese, ci sono ancora vecchietti che riparano la bici per 5 jiao appena (5 centesimi di Euro), venditori abusivi di spiedini a 1 yuan e bottiglie di birra da 66cl a 2. Auguro loro di farsi ancora grosse risate alla faccia nostra, che paghiamo una Qingdao fino a 30 kuai nei locali alla moda o che ne spendiamo pure 50 per mangiare al ristorante.
Ma soprattutto, auguro loro di prendersi ancora gioco di noi, che ci domandiamo - increduli - come sia possibile mandare avanti questo Paese con banconote da 10 Euro.


Nella foto: una decina di euro. Versione pop.

p.s. le banconote vere hanno il colletto di Mao ruvido!

sabato 28 giugno 2008

Pazzia olimpica



Nella foto: docciaschiuma da 2,008 litri

martedì 24 giugno 2008

a proposito della cena di ieri..

Ordine di arrivo stamattina a lezione:

1. ore 08.12 Erik (miglior tempo)

2. ore 09.33 Michele
3. ore 10.45 Shoko-san (su sollecito telefonico)
4. ore 11.30 Gregoire "svizzero" (atteso dalle 8.30 per il 每日一讲)

5. ore --.-- Diane (n.p.)

白考了



Magari era il momento giusto per iniziare a cimentarmi con il giapponese. Magari mi poteva andare anche meglio, chi lo sa. Quando un esame lo si fa con le crocette, l'importante è avere la faccia tosta per iscriversi. A B C o D, vada come vada chissenefrega, è più facile azzeccare una risposta che trovare l'ippopotamo blu nell'ovetto Kinder. Almeno credo. Eeeò.

Ma magari - lo ripeto - fare un esame di giapponese con le crocette avrebbe avuto più senso che dare l'esame HSK di domenica scorsa. Eeeò.
Senza considerare che non avrei dovuto passare un weekend di merda a studiare e ripassare cose inutili o incomprensibili di cui non sapevo nemmeno da che parte iniziare. Eeeo.
Aggiungo pure che ci avevo messo le mie più buone intenzioni e che avevo perfino comprato il libro di preparazione.. il tutto, prima di realizzare che forse l'esame di livello 8 non era proprio adatto a me. Eeeo.

E realizzare che probabilmente avrei dovuto frequentare qualche scuola di HSK (non di cinese), nella quale mi avrebbero insegnato a mettere delle crocette a seconda delle quattro possibili risposte che mi vengono proposte. Eeeo.
Senza neppure leggere la domanda. Eeeo.

Forse era un esame difficile. Se avessi lontanamente compreso il significato degli ideogrammi che mi si paravano davanti avrei risposto ad ogni domanda dopo un minimo di ragionamento. E magari avrei pure confermato che l'esame era difficile. Eeeò.
Ma io non me ne sono accorto. Eeeò.
Come un bambino che gioca con un cane senza sapere che potrebbe staccargli una mano. Eeeò.

Fanculo ai coreani, che domenica mattina emettevano suoni strani in attesa di iniziare l'esame. Eeeò.
E fanculo alla mia vicina d'esame (koreana) che alla consegna dei fogli per la prova di ascolto stava già dando le risposte senza nemmeno ascoltare la registrazione. Eeeò.
Semplicemente leggendo tra le quattro risposte possibili. Eeeò.
Proprio come avevo sentito dire in giro da un pò di gente. Eeeò.

Brutta faccenda questo HSK. In Italia è un perfetto sconosciuto, nessuna azienda (o quasi) te lo chiede, in Europa presumo abbia la sua giusta importanza, in Oriente è qualcosa di vitale. Soprattutto in Korea. Lì, se non hai almeno il livello 8 non sei nessuno nè ti caga nessuno. Eeeò.
E' per questo che i koreani ci tengono così tanto ed è per questo che domenica mattina ero fin troppo rilassato. Ma sarà da farlo bene prima o poi questo esame.

Nel frattempo mi
limito a fare tentativi, iscrivermi ad esami che vanno oltre le mie possibilità, mangiare la matita quando mi viene da riflettere e mettere una crocetta sulla "C" ogni volta che non so la risposta.
Buon ritorno a casa ad Emiliano e Tommaso. Ci vediamo tra un mesetto in Italia.


Eeeò.

Nella foto: corso intensivo di HSK (ovvero, come realizzare in 10 giorni di non essere pronto a fare l'esame).

p.s. "白考"的意思就是,无论我参加不参加这个考试,我都认为是浪费时间
p.p.s. "eeeò" 这句话就是韩国人的口头语
p.p.p.s. 开玩笑!韩国人,我爱你们, eeeò.

giovedì 19 giugno 2008

Armi di distrazione di massa



La nazionale di calcio di un Paese di mafiosi e truffatori che spera nell'onestà e nella correttezza degli... olandesi?!?! biscotti? impepate di cozze? ma che robe sono!???
Il calcio in Italia è decisamente una cosa seria e per passare un turno al campionato europeo l'onestà e la correttezza sono certamente ottime doti. Solo per quello.

Avete mai visto un italiano che si infiamma per le boiate che escono dal parlamento come per un rigore non concesso in una finale? Che si scaglia contro i politici come per picchiare un arbitro in prima categoria? Nemmeno io. Italiani brava gente. Perfino troppo brava.
Censura, bavagli, esercito, razzismo, xenofobia.. e non vola una mosca!
Mi domando se non sia il caso di preoccuparsi.

Mi sa che rimango in Cina ancora per un pò, non si sa mai che tra qualche anno
si viva meglio da queste parti che in Italia. Non ci credo più di tanto, ma in un momento come questo me lo aspetterei proprio.
Noi la democrazia e la libertà le abbiamo perse davanti ad un televisore. Fossi in Italia sarei preoccupato da una nazionale che vince così tanto.. Fino a che punto una democrazia è definita come tale? Ed una dittatura?
L'Italia lentamente muore, tempo un anno e non ci sarà più la differenza.


p.s. Donadoni in cinese si dice Duo Na Duo Ni (多纳多尼). Che tristezza..
p.p.s. oggi un Lionel piuttosto giù di morale mi ha detto per messenger che 意大利人都是演员,但是表演得很好
p.p.p.s.
SAY NO TO RACISM AGAINST ITALIANS


Nella foto: un italiano all'estero che segue Italia - Francia alle tre di notte

sabato 14 giugno 2008

Tsuru 鶴





Più passo il tempo a studiare il cinese, più mi piacerebbe imparare il giapponese.
Prima o poi mi ci metto sul serio. Nel frattempo, imparo a piegare carta (ori-gami), a leggere l'hiragana, a dire parolacce e fare frasi stupide con il "の".
Un vero spasso.


Nelle foto: Tsuru (Gru Japonensis o Gru coronata di rosso. Per i cinesi si chiama invece Gru dal collo nero 黑颈鹤).

Link:
La fiaba della Gru (carina)

mercoledì 11 giugno 2008

感冒了



Il grado di sviluppo di una società moderna si misura in base all'abuso di aria condizionata che si fa d'estate o al numero di televisori venduti durante i grandi eventi sportivi.
Ovviamente la relazione è inversamente proporzionale.


Nella foto: una marca di elettrodomestici che dominerà il mondo..

martedì 10 giugno 2008

Studiare il cinese (2)



[...continua]
Oggi vedo un altro mondo, alienante e perfino irritante, dove cappuccino e spaghetti sono serviti quasi ovunque, hamburger e beer-pong fanno la felicità degli americani lontani da casa e le multinazionali come McDonalds e Starbucks si trasformano in vetrine (o zoo?) del modo di vivere occidentale.

Ogni volta che mi sento rivolgere la parola in inglese da commessi dei negozi e studenti di lingue (leggi: "inglese") all'università penso a come poteva essere bello o per lo meno affascinante vivere qui a Pechino, una città completamente diversa da quella che mi si para davanti ogni giorno, e dove si poteva abbinare una (davvero) insolita esperienza di studio alle difficoltà nella vita di tutti i giorni.
Io studentello che arrivo qui con tutte le più buone intenzioni mi ritrovo invece in un mondo che la mattina segue corsi di inglese sulla TV nazionale direttamente da Jing Jing, una delle cinque mascotte olimpiche.
Un popolo che prende lezioni di inglese da un panda.


Credo di essere già da qualche anno in grado di ordinare del cibo al ristorante cinese, sia col ben collaudato "metodo del dito" ("这个,这个,那个" "questo, questo, quello") che senza, ed è per questo che mi urto "come una donna in quei giorni" se vengo accolto con un bel "welcome, can I help you?" quando mi trovo in piena zona universitaria.
Ora, da studente di cinese quale io sono, non ho mai aspirato né ci tengo a diventare un vero cinese in tutto e per tutto: uno che si alza prestissimo la mattina per mangiare in strada baozi e youtiao a colazione, uno che gironzola sotto casa col pigiama o che tira fuori catarri gratuiti di fronte ad altra gente.. Però non vorrei neppure avere la vita troppo facile, sennò tanto valeva restare a casa.

Resto mio malgrado un semi-disadattato che fa colazione di fretta con un passabile Nescafè e non perde l'occasione di togliersi uno sfizio preparando un piatto di pasta a casa di amici quando è festa.
Perchè in fondo, resto in tutto e per tutto un italiano.


P.S. ripensandoci ora.. quella volta che avrei avuto bisogno di aiuto per aprire un conto corrente bancario - però - davvero mi sono chiesto dove cazzo fossero finiti quei cinesi rompiballe che mi sfoggiano gratuitamente il loro inglese QUANDO MENO NE HO BISOGNO.


Nella foto: un'altra occasione in cui sarebbe utile avere una traduzione in inglese. "Vietato defecare in questo bagno" dice l'insegna. "Multa di 20 euro ai trasgressori". 小心!

lunedì 9 giugno 2008

Studiare il cinese (1)


La mia vita da studente nel quartiere universitario di Pechino sta ormai per finire, sto iniziando a capire questo mondo, sto iniziando a comprendere questo Paese e la sua lingua, l'impressione è quella di un bambino che ha appena comprato sci e scarponi, ma che deve ancora provarli sulla neve.

Studiare il cinese in Cina ha chiaramente i suoi vantaggi: lo si studia a lezione la mattina e lo si parla con chiunque (o per lo meno, si dovrebbe) nel resto della giornata.
Molto spesso però ho come la sensazione di vivere in un
Luna Park, in un mondo che funziona esclusivamente in cinese ma che per me - nasone occidentale finito qui per studiare una lingua così difficile - può anche sforzarsi di parlarmi in inglese.

Halò! Hallò... okey, how many people? okey, one beer? Loooka loooka, two beers?
Ecco, questo è quello che un pò odio di questa Cina: che si sta facendo sempre più puttana, che rinnega il suo passato, una lingua, uno stile di vita - il tutto - per essere più appetibile e desiderabile dalla cultura dominante di questo mondo (che per fortuna o purtroppo è la nostra).
Ero giusto a cena l'altra sera a Nanluo Gu Xiang con degli amici quando ho assistito alla scenetta di un gruppo di anglosassoni che facevano domande alla loro interprete cinese. "Ti piace di più lo stile di vita occidentale o cinese? Potendo sceglere, quale tipo di colazione faresti la mattina?". E la tipa cinese che prontamente rispondeva "bacon, burro e marmellata!". "Eh già - ho pensato io - non sia mai che nel tuo stomaco ci finisca ancora la frittata con aglio e carne di maiale che hai mangiato fino a ieri!".

Per carità, immagino che un turista sparato fin quà da tutt'altra parte di mondo gradisca senz'altro sentirsi parlare nel più rassicurante inglese, ma io che sono studente e che faccio tanta strada per immergermi in un mondo totalmente diverso dal mio trovo molto ridicolo dovermi rivolgere al cameriere in cinese per poi sentirmi rispondere in uno stentatissimo inglese.
Il mondo rovesciato!

Sono passati quattro anni da quando ho iniziato a studiare il cinese e ancora oggi ricordo bene gli insulti gratuiti della professoressa che all'università stava aprendo la mia (allora) prima lezione di cinese. "Certo che dovete avere una bella faccia tosta per venire qui e pretendere di imparare il cinese [...] d'ora in poi vi aspetteranno anni di studio matto e disperatissimo...". Nulla di più vero.
Senza dubbio quelle parole uscivano dalla sua esperienza di Cina, un'esperienza fatta qui a Wudaokou, esattamente dove mi trovo io ora, ma qualche anno più addietro. E non mi è difficile immaginare come potevano essere il distretto universitario di Haidian e il mio quartiere a quei tempi.

Oggi Wudaokou è diventato un parco giochi, la
Badaling delle Grandi Muraglie, un'oasi surreale costruita intorno agli studenti, con la lingua inglese presente (o pretesa) in ogni dove per facilitare acquisti, consumi, divertimenti.
Immagino una volta il cinese fosse ancora più complicato da capire, con i libri di testo che scarseggiavano in qualità e assortimento ma - allo stesso tempo - paradossalmente, molto più semplice ed immediato da imparare, con l'ambiente circostante senza lucine scintillanti che non lasciavano distrazioni oltre a quelle di dazebao e libri di testo scritti in caratteri.
E ancora, Lionel mi raccontava del suo insegnante all'università di Bordeaux, che pure è venuto quì a studiare il cinese: la mattina a lezione e il pomeriggio in fabbrica, a lavorare come tutti i cinesi. Proprio come loro.

Altri tempi, immagino, non senza un filo di nostalgia.

[continua...]


Nella foto: la mia prossima maglia. Prima o poi riuscirò a comprarne una uguale

domenica 8 giugno 2008

La Cina che vorrei



commento: "qui almeno un po' all'estero mi ci sento"

Nella foto: la Cina che (un po') vorrei. Bagni pubblici al 2Kolegas. Voi dove andreste, destra o sinistra?

sabato 31 maggio 2008

Atse あつ



Atse あつ (o "Azz") in giapponese vuol dire "scotta" o "molto caldo" ma evidentemente stamattina quando mi sono svegliato col mal di testa parlavo italiano..

Festicciola movimentata ieri sera al ristorante coreano, seguita dal delirio più assoluto in karaoke per salutare Chie che domani se ne ritorna in Giappone. Davvero una bella serata, non fosse che alla dodicesima bottiglia di Soju (distillato coreano a base di riso) che ordinava Myung-Su il mio orologio segnava appena le 8 e 33 minuti...


Nella foto: una bottiglia di Soju. Sullo sfondo, Myung-Su mescola il tutto con la Qingdao.. azz!


Link:
Shoko-san ci spiega come utilizzare correttamente la parola "Azz" in giapponese..

mercoledì 28 maggio 2008

Pékin Pékin..



Bella la Pechino universitaria, quella che non ti aspetti, sperduta a nord-ovest della Capitale in quel quartiere - Wudaokou - (fin troppo) pieno laowai che hanno trovato un modo per sentirsi a casa nonostante la distanza. Esattamente come me.
La fine della scuola è nell'aria, lo avverto nel caldo improvviso che è arrivato in città, nella noia delle lezioni, nei deliranti conti alla rovescia
olimpici.. E' così, un'atmosfera un pò nostalgica ma tutto sommato felice.

Mi sto preparando a lasciare un mondo che mi ha fatto da famiglia per quasi un anno, un "branco" di persone provenienti dall'Europa, dalle due Americhe e dalle due Coree, da Giappone, Mongolia, Unione Sovietica, Impero Ottomano, Indonesia (o parti di mondo ad esse attinenti)..
Sconosciuti, divenuti per circostanza (o per coincidenza) compagni di una birra, amici più o meno cari, persone di fiducia.. Occidente, Oriente, bianchi, gialli, neri, belli o brutti, tutto ha meno senso di ciò che è nei fatti, le nazioni non esistono, i confini sono pure invenzioni.
Alla faccia dei pregiudizi, delle differenze razziali, religiose, sociali, politiche, sessuali, che sembrano essere una faccenda così seria all'opposto di dove mi trovo io ora...





Nel frattempo, mi godo le ultime settimane che volano rapide più che mai, scandite da weekend orientali, tra interminabili cene giapponesi (asahi-yakitori-asahi-yakitori-asahi-miso-sake-sake-sake-sake-sake-sak....), serate al karaoke, pedalate notturne, spuntini di carne arrosto per la strada, massaggi (mas-sag-gi!), partite a badminton..
E soprattutto mi godo le belle serate a casa di Shoko, Diane e Suleyman: buchi di appartamenti riempiti, all'occorrenza, da una trentina di persone semi-sobrie (o semi-sbronze, ça depend..) che parlottano in due-tre lingue diverse mangiando - allo stesso tempo - sushi, pollo indonesiano, kebab, polpette russe, bruschetta, fonduta di formaggio svizzero e pennette alla siciliana. Tutto insieme. Tutti insieme.





E poi? Quando mi ricapiterà "nel mio mondo" di vivere quest'atmosfera in questo modo, con spensieratezza e curiosità, senza dar peso alla moda, al dover apparire, al giudizio delle persone, all'imbarazzo..??
Penso a quanta gente sparsa per il mondo potrò dire di aver conosciuto, a quanti contatti mi rimarranno ogni volta che dovrò andare in Giappone o in Kazakhstan (???), a come potrebbe essere ritrovarsi o rincontrarsi. Vedremo..
Ma intanto doso la tristezza a rate, il mio amico francese è già partito da un pezzo, ma per lui troverò certamente il tempo di passarlo a trovare in mezzo alle vigne di Bordeaux o nella sua città natale, in riva all'Oceano Indiano sull'isola della Reunion..



Nelle foto (in questo ordine):
Pechino,
quattro chiacchiere a cena davanti a piatti da mezzo mondo,
la cucina di Shoko dopo cena,
Shoko disperata dopo aver visto la sua stessa cucina,
Diane con in braccio Nuage.



Link:
Shokoのフォト

[Pékin Pékin 是法语的]