venerdì 8 agosto 2008

08/08/08 LATO B



Ma adesso chi vorrete giudicare con quel buonismo da quattro soldi?
Ho visto un popolo sventolare bandierine a cinque cerchi mentre sfilavano i camion di Coca-cola e Lenovo, gente piangere al passaggio della fiaccola, gente orgogliosa di dipingersi addosso una bandiera rossa a cinque stelle, fiera davvero di essere cinese.
Saranno pure una fregatura, ma queste Olimpiadi di certo passeranno alla storia. Probabilmente è facile arrivare ad ovvie conclusioni quando si parla di Cina e di soldi, dire che le Olimpiadi sono una farsa e che una dittatura non va a braccetto con lo sport.

Non ho voglia di ragionare su questo o di farmi un'opinione schierata. Solo, vorrei dire una cosa:
in questo preciso istante, un miliardo e trecento milioni di persone starà vivendo il suo grande momento di gioia.
In questo preciso istante un miliardo e trecento milioni di persone starà prendendo atto della forza e della grandezza della propria nazione.
I freddi entusiasmi di Atene e Torino non hanno nulla a che vedere con questo sogno, l'emozione di essere nuovamente “accettati” nel mondo deve essere qualcosa di grandioso.

Stasera, un popolo uscito dalla fame guarderà in faccia la Storia, quelle luci e quello sfarzo saranno la rabbia di ogni dissidente ma anche l'orgoglio di ogni cinese, ogni figlio di questa nazione sorriderà consapevole di quanto sudore e quanto sangue hanno versato altri suoi fratelli e nessuno striscione “Free Tibet” né i cinque cerchi in filo spinato di Amnesty International potranno mai scalfire questa gioia.
Good luck Beijing, 好运北京,中国加油!


Nella foto: Sanya, 4 maggio 2008, passaggio della fiaccola olimpica

08/08/08 LATO A



Sono in Italia. Da un paio di settimane mi si domanda per quale motivo sono tornato proprio ora che iniziavano le Olimpiadi. Un po' me lo domando pure io, cartellino da volontario olimpico (quasi) in mano e un anno di Cina nel cuore, poi guardo le immagini concitate del countdown e gli incidenti delle ultime ore e subito mi tranquillizzo, nell'illusione di trovarmi – ora - in un Paese “migliore"..

Un po' sono contento di aver lasciato Pechino proprio quando non aveva più nulla da offrirmi, senza più venditori ambulanti per le strade, senza più carne di cane nei menu dei ristoranti, senza più gli sputi gratuiti dei pechinesi né la loro presenza all'interno della città, senza più un hutong che non sia destinato a diventare attrazione turistica né un vecchietto che non faccia t'ai chi per soldi.

Così hanno ridotto la Capitale in vista delle Olimpiadi. Una Pechino senza Pechino, una città che si vergogna di sé stessa, della sua essenza, della sua tipicità. Una città vuota, snaturata, artificiale, senza la dignità di mostrare al mondo la sua vera anima, i suoi vizi e i malcostumi. Anche questa sarebbe stata la Cina, ma purtroppo l'hanno fatta sparire, trasformando Pechino in una bruttacopia del resto del mondo.

Pechino e la Cina di oggi sono sempre più distanti da quel mondo che avrei voluto vedere ma che - purtroppo - ho solo letto nei libri di storia, nei racconti di Tiziano Terzani all'inizio degli anni Ottanta e nelle cronache di Edgar Snow all'epoca della Rivoluzione.
L'impero, il Comunismo, Mao Zedong e la sua politica, l'arte, la cultura, le tradizioni. Tutto finito, sparito, scomparso.
Tutta roba di cui vergognarsi, di cui sbarazzarsi al più presto, ma con le dovute eccezioni.
Magari si salvano ancora il Libretto Rosso e le stampe della Propaganda da propinare ai turisti in cerca di souvenir, magari è ancora in voga mangiare l'anatra laccata arrosto o gli involtini primavera, ma guai ad indossare le tradizionali scarpe di pezza da 6 yuan il paio, guai a pedalare su una bicicletta anziché imbottigliarsi nel traffico dentro una BMW “gonfia” d'aria condizionata, guai ad usare le bacchettine (al posto della forchetta) nei ristoranti di lusso.
Guai a ricordarsi di essere stati comunisti. Guai a ricordarsi di essere cinesi, anche se poi la bandiera rossa la si vede sventolare ovunque.

Non so più cosa augurarmi per questo Paese, tutto ciò che voleva ottenere con queste Olimpiadi era benessere sociale e credibilità internazionale. Penso che - ad oggi - la Cina non sia riuscita a raggiungere né l'uno né l'altro obiettivo, né ci potrà riuscire facilmente in futuro, con lo sviluppo che si fa sempre meno armonioso, con le tante bombe sociali che sono pronte ad esplodere, con la libertà in lista d'attesa verso una democrazia ancora lontana.

Chissà cosa penserebbe Mao delle Olimpiadi, chissà cosa esclamerebbe alla visione di tanti giovani patinati e griffati, schiavi di un mondo che li fa sentire liberi e felici come una farfalla..


Nella foto: Sanya, 4 maggio 2008, passaggio della fiaccola olimpica

giovedì 7 agosto 2008

Ah già, le Olimpiadi



## DALL'ITALIA ##


A tre giorni dalla cerimonia inaugurale di Beijing2008, i senatori della maggioranza di Governo hanno avuto la bella trovata di chiedere agli atleti azzurri (già atterrati a Pechino) un gesto forte nei confronti di un regime considerato dittatoriale.
Che originalità! Che tempismo!

Il presidente del Coni, Gianni Petrucci, ha la pazienza di prendere in considerazione questa sparata da manicomio e di replicare alla folle baggianata con due domande "Perché si chiede allo sport di sostituire la politica?" e ancora "Perché non si chiede agli industriali di non investire in Cina?"
Ma soprattutto (aggiungerei io) perchè non si chiedono le stesse cose alla nazionale di calcio italiana quando va a giocare le sue partite in Bielorussia, Azerbajan, Georgia, Kazakhstan e chi più ne ha più ne metta?


Ridacchio compiaciuto, poi cambio canale.
Sul TG5 si parla di tette. Sembra interessante, ma io spengo la tele.


## DALLA CINA ## lezioni di civiltà e censura

"Vietato fumare, vietato sputare, vietato mangiare cibo a bordo, vi preghiamo di essere civili e di cedere il posto ad anziani persone disabili e donne incinte" è il messaggio per i cinesi che scorre in ideogrammi a bordo di autobus e treni della metro.
Lo segue un sornione “No Smoking” che pretende rispetto da tutti gli altri..

Mi viene la nausea a pensare quanti particolari sfuggiranno ai frettolosi turisti occidentali, quante finezze non saranno in grado di cogliere i loro occhi, troppo impegnati a seguire le gare per prestare un po' di attenzione a quel mondo che li circonda.

Mi viene il vomito – invece - all'idea di dover prendere le informazioni da giornalisti novelli giunti nella Capitale da mezzo mondo. Gente rampante e pretenziosa - per carità - ma che nel centro stampa del Villaggio Olimpico non fa altro che lamentarsi perché non gli si apre il sito di "Free Tibet" o quello della setta "Falun Gong".
Mi si perdoni la domanda, ma che se ne fa, un giornalista, del sito di una setta buddhista quando si trova nella sala stampa di un'evento sportivo?
A chi ha scoperto solo ieri l'acqua calda, ai giornalisti esigenti e ai dissidenti della domenica pronti a srotolare i loro ripetitivi striscioni dico solo una cosa: il vostro è tempo sprecato, alle proteste da baraccone la Cina ci ha fatto il callo, una parte dei cinesi se ne frega altamente delle vostre dimostrazioni mentre l'altra ci si incazza direttamente.
Provate ad urlare “Free Padania” a Roma per farvi un'idea di quanto gli stiamo andando sulle palle..


Nella foto: marzo 2008, il Bird's nest in costruzione

sabato 28 giugno 2008

Pazzia olimpica



Nella foto: docciaschiuma da 2,008 litri

lunedì 12 maggio 2008

Tranquilli, gli impianti stanno bene..

Giornata strana oggi, mi viene da pensare a quanto è grande il mondo, a quanto è grande la Cina e quanto è grande - ancora una volta - il superficialismo di chi fa informazione sulla Cina (dalla Cina).
Gente che non riesce a smuovere il culo da Pechino per cercare le informazioni là dove le si può trovare; gente che purtroppo guarda dalla finestra senza la volontà di fare un piccolo sforzo e poter mettere il naso fuori.


Oggi pomeriggio intorno alle due e mezza c'è stata una forte scossa di terremoto nella popolosa provincia del Sichuan [IT], nell'entroterra cinese, a 1500 km dalla Capitale. Io non mi sono accorto di nulla, ma qualche laowai che lavorava nei piani alti dei palazzi finanziari di Chaoyang District evidentemente si.

Nelle zone colpite il bilancio del disastro è pesante: migliaia di vittime, blocchi abitativi sistematicamente rasi al suolo, luce, acqua interrotte, vie di comunicazione impraticabili. Non entro nei dettagli, non ne ho la capacità, non avrebbe senso, non sarebbe opportuno.
A mio avviso però non sarebbe stato opportuno nemmeno parlare degli impianti sportivi delle prossime Olimpiadi, i quali - si precisa - non hanno registrato alcun danno dalla scossa di terremoto.
Mi domando a chi gliene può fregare degli impianti sportivi in un momento come questo.
Mi domando che bisogno c'era di parlare di Pechino e dei suoi impianti sportivi antisismici quando siamo a millecinquecento chilometri di distanza dall'epicentro. Come se a Palermo ci fosse un terremoto e si parlasse dei danni subiti dagli stadi svizzeri dei prossimi Europei di calcio.

Non so a chi sia venuto in mente di rilasciare una notizia così idiota, mi immagino sia stato il boss della Cocacola o il general manager della Lenovo a chiamare le TV di mezzo mondo e rassicurare tutti quanti sulle buone condizioni degli impianti sportivi di Beijing2008.
Sinceramente mi rattrista di più il fatto che in mezzo ad una tale catastrofe sia riuscita a farsi spazio una notizia del genere. Perfino nei nostri giornali italiani, bravi a tradurre (e trascrivere) gli articoli degli altri non è mancato il piè di pagina dal lieto fine (sportivo): la colorata conclusione per una notizia di cronaca nera.

Decisamente evitabile.


I China

lunedì 21 aprile 2008

Nazionalismi


Tempi duri per la comunità internazionale qui a Pechino. Non che io me la passi male per ora, tutt'altro: mi basta fare un giro nelle zone più gettonate dalle mandrie di turisti occidentali per constatare che la "benevolenza" del venditore cinese non viene mai meno, neppure in circostanze particolari come queste.

Da quando la fiaccola olimpica ha "vacillato" in quel di Parigi, da queste parti si è alzato infatti un polverone diplomatico dagli effetti imprevedibili. La stampa italiana sembra ignorare completamente la vicenda, incentrando giustamente l'attenzione sul più importante vincitore dell'edizione del Grande Fratello e sulle notti brave di certa gente che sulla voce "Professione" della carta di identità c'ha scritto "tronista".. (ma che cazz!?#@?&!!).
Dicevo, mentre i giornali italiani affogano nella noiosa mediocrità nazionale, da tutt'altra parte di mondo la Cina non ha ancora chiuso le recenti faccende diplomatiche in sospeso.

Tutta colpa della Francia, a quanto pare, che non ha saputo proteggere il Sacro Fuoco Olimpico. O almeno questa è la teoria predominante avanzata negli ultimi giorni dall'opinione pubblica più nazionalista del Paese.
La Cina, offesa e denigrata dalle indignate coscienze di cartapesta di mezzo mondo, è finalmente passata all'attacco, sparando a zero sui media internazionali per aver gestito male le notizie provenienti dal Tibet. Ma c'è dell'altro.
Dopo gli eventi che hanno sconvolto Lhasa e il successivo "incidente" parigino, infatti, organi di informazione, siti internet e semplici blogger - cinesi - hanno preso di mira la Francia (e tutto l'occidente più in generale) per l'ostilità dimostrata nelle dichiarazioni di boicottaggio del presidente Sarkozy, per la "mancata difesa della Fiaccola" e per le accuse rivolte all'operato del Governo che ancora piombano dalle associazioni freemiocuggino-friendly di tutto il mondo.

Manifestazioni di protesta più o meno spontanee inneggianti (anche) al boicottaggio commerciale sono avvenute ed avvengono tutt'ora in numerose città del Paese, davanti a sedi diplomatiche e culturali francesi e ad attività commerciali dai nomi "ambigui", primi fra tutti i negozi della catena di supermercati Carrefour. Alcuni ignari hanno invece scassinato un negozio della pseudo-panetteria koreana Tous Les Jours. Su quest'ultima notizia ci si può fare una risata. Per la faccenda del Carrefour, se tutto corrisponde, mi risparmierò un bel quarto d'ora di fila alle casse la prossima volta che ci andrò a fare la spesa.

Questa caccia alle streghe nei confronti dello straniero è - per molti aspetti - ben vista dal Governo cinese, che vede in questa rinnovata spinta nazionalista un'ulteriore motivo di coesione del Paese.
Da quasi-spettatore (italiano) osservo con attenzione l'evolversi dei fatti, facendo considerazioni a caldo sulla maturità di una cultura, sulla malleabilità dell'opinione pubblica e sulla repentinità dei cambiamenti. Blogger e internauti si sfogano in ogni modo sull'evolversi dei fatti, in un dibattito a senso unico non disdegnato dal Governo. Mi stupisce la facilità con cui ci si può mettere contro un quinto della popolazione mondiale, molto spesso senza neppure aver aperto bocca, molto spesso senza nemmeno condividere certe scelte.
Scelte che fanno i leader ma che poi pagano i popoli.

Onestamente, sono un pò stanco di questi eccessi da una parte e dall'altra, con le accuse da discorsi al bar e le ripicche da prima elementare.

Da "terra della libertà" che davvero era (almeno) per gli stranieri, la Pechino di oggi si sta rapidamente trasformando in una trappola dalla molla facile. Retate e arresti nei quartieri del divertimento, controlli più intensi, più polizia militare in giro, zone off-limits per stranieri, incursioni nei vari appartamenti degli studenti stranieri e arresti, limitazioni nell'estensione e nel rilascio dei visti, boicottaggi commerciali.
Poi ancora, sabato scorso vedo sul cellulare di un'amica mia francese un sms (da chi, non saprei) in cui le viene consigliato di fare attenzione a "frange violente" di manifestanti cinesi e poliziotti armati fuori controllo (?) potenzialmente pericolosi.
Non so quanto durerà ancora questa storia contro gli occidentali, buona parte dei cinesi è molto attaccata alla propria bandiera e le offese che le sono state mosse in questi giorni le stiamo pagando (in qualche modo) noi ora.

Al di là di tutto mi viene da riflettere sul fatto che i cinesi, al Governo, non hanno mica gente
che si permetterebbe di bruciare la bandiera nazionale o anche "solo" di volercisi pulire il culo..

Si, lo so, sto invidiando una dittatura, ma sarò grave io, o state messi peggio voi?


Se chiedessi a tutti i miei cinesi di battere un piede a terra allo stesso tempo, l'altra parte del mondo passerebbe un gran brutto momento
Mao Zedong

- E’ un mondo spietato figliolo! Bisogna tener duro fino a quando passerà questa mania della pace”

- “Signorsì, Signore”
Full Metal Jacket

lunedì 7 aprile 2008

Magari sarò ripetitivo..


La torcia olimpica infiamma le capitali europee e dovunque sia previsto il suo passaggio, con schiere di manifestanti pronti a sabotare il simbolo di un evento che - a detta loro - non s'ha da fare.
Fatica sprecata, la CCTV continua a mostrare solo le accoglienze festose della folla in giro per il mondo e giusto la mia bravissima insegnante di cinese si limita a citare gli "incidenti di Lhasa" (spiegandoci che per motivi di sicurezza la fiaccola olimpica avrà un tragitto diverso rispetto a quello originale) per chiudere il cerchio su un argomento che nessuno - da queste parti - vuole che crei tensione.

Niente da aggiungere, a questo punto è così che deve andare ed è ridicolo vedere chi ancora oggi si ostina a remare contro queste Olimpiadi, incolpando la Cina per una situazione che si è creata nel corso degli anni e che è cresciuta grazie anche al silenzio del nostro caro Occidente.
Adesso anche il CIO invoca la Cina perché si riesca a trovare una soluzione pacifica alla situazione scaturita dagli incidenti di Lhasa ma di certo non sono stato io ad assegnarle la 29ma edizione dei giochi olimpici estivi.

Continuiamo a sbraitare, ad urlare "free Tibet", come se davvero - grazie alle Olimpiadi - questa faccenda possa trovare il modo di risolversi in tre mesi, e ad ogni occasione troviamo il modo di riproporre ed infarcire l'elenco dei problemi di un Paese uscito trent'anni fa da uno stato di povertà assoluta.
Mi consola il fatto che ai cinesi di tutto questo blaterare non gliene importa un fico secco, semmai sono infastiditi dal fatto che dall'altra parte del mondo c'è chi urla e mostra slogan per l'indipendenza di una provincia del loro Paese, in netto contrasto con la sua dogmatica unità nazionale. Come se ad un tratto i cinesi si mettessero ad urlare "Free Basilicata!!!". Ma che cazzo volete!?

In Cina c'è la pena di morte, è vero. In Cina non puoi fare più di un figlio, idem. In Cina c'è una dittatura oligarchica che decide per un miliardo e mezzo di persone, lo sappiamo. In Cina lo Stato reprime chi protesta (anche giustamente) per il bene della sicurezza nazionale. E allora?
Potrei continuare ad oltranza elencando squilibri sociali, misfatti e pregiudizi di un mondo entrato forzatamente a contatto con il nostro, ma per ognuna di queste accuse c'è una motivazione più o meno valida e so per certo che non è la pazzìa a far funzionare le cose in questa parte di mondo.

Cosa vogliamo ottenere dalla Cina?
Con quale faccia tosta ci permettiamo di giudicare un Paese come questo, le sue scelte, le sue decisioni, le sue ragioni?
Con quale coraggio ci immischiamo negli affari interni di un Paese che continuiamo a cullare e coccolare per i nostri interessi economici?
E' facile colpire a fondo la Cina quando ormai l'opinione pubblica l'ha messa all'angolo, accusarla con verità o leggende figlie di una politica che cerca di domare un passato travagliato e tutte le sue attuali conseguenze. Non siamo noi che dobbiamo dire a loro come dovrebbero governare, quali libertà dovrebbero concedere e quali "crudeltà" dovrebbero abolire. Non ne abbiamo la maturità per farlo.

L'ignoranza - si sa - è il peggiore dei mali dell'uomo e me ne rendo conto io stesso, guardando a come mi appariva la Cina dall'Italia e a come mi sembra ora, dopo sette mesi che ci vivo. Per questo devo (dovremmo) ringraziare mamma-TV e i mezzi di informazione "convenzionali", per avermi dato una visione così superficiale di un mondo che meriterebbe più attenzione di quanta gliene viene data attualmente.
A quasi tre anni dal mio primo viaggio in Cina mi rendo conto di quanto sia (ancora) facile cascare nel pregiudizio e giudicare questa cultura - ormai puttana e succube del nostro mondo - con la sfrontatezza tipica occidentale, senza aver capito la mentalità, aver incontrato persone, aver visitato luoghi o letto libri, (il tutto) a sufficienza, per poter aprire bocca. Per questo mi limito ad accettare che le cose vadano solo in questo modo.


Nella foto: AO-YUN-HUI (foto "inspiegabile" trovata in un giornale su un taxi)

venerdì 28 marzo 2008

FREE KFC !


Nella foto: Kentucky Fried Chicken, sponsor ufficiale della terza guerra mondiale.

A due settimane dalla "rivolta", del Tibet - ormai - nessuna traccia. I ribelli si sono arresi, Lhasa è stata placata, la normalità è stata ristabilita. O almeno così sembra. A guardare i giornali italiani sembra di rivedere quello che trovo scritto nel Renmin Ribao (il Giornale del Popolo) o nel China Daily, i principali strumenti d'informazione del Paese, lungi dall'essere indipendenti o anche solo vagamente soggettivi.

Lontano dalle frontiere cinesi, il mondo ancora vocifera o sta finendo proprio ora di parlare di quel fuoco di paglia che c'è stato in culo alla Cina, in quell'attimo di enfasi e di furore in cui tutti erano arrapati nel dire "F*REE TI*BET" e non si pensava ad altro che a buttare merda sulla Cina. Il motivo è sempre lo stesso da una cinquantina di anni a questa parte (secondo noi), e cioè la mancanza di democrazia e di rispetto per i diritti umani; solo adesso però pare che lo "scalpore dell'ultim'ora" abbia risvegliato le coscienze assopite (e pure un pò indignate) del buonismo occidentale.

Più o meno, i capi d'accusa sono gli stessi per cui l'America sta facendo la guerra a mezzo mondo, solo che stavolta - in occasione delle Olimpiadi - Bush ha detto che verrà certamente a Pechino a vedere i Giochi, perchè questa "è una faccenda che non ha nulla a che fare con la politica".
Bene bene, tutto vero.

Io invece dichiarerei alla stampa che "ho un bellissimo paio di tette".
Bene bene, anche questo tutto vero. Che quel Bush porti la democrazia a Hu Jintao con le bombe come ha fatto coi pesci piccoli!

Ancora oggi invece stiamo quì a chiederci se - date le circostanze - boicottare le Olimpiadi sia davvero la cosa più giusta da fare. A me viene da ridere quando la spariamo così grossa, come per mascherare il nostro silenzio e avere la coscienza a posto prima di (ri)scrivere i libri di storia.

Il mondo si sveglia alle 8.55 quando il lavoro inizia alle 9, ma - per il bene della cronaca - si fa picchiare e arrestare, si mobilita e protesta, punta il dito, condanna, partecipa, marcia, prega e solidarizza. E' risaputo che fare tutto ciò quando mancano 133 giorni all'inizio delle Olimpiadi è utile quanto avere un buco del culo sul gomito (Tarantino insegna).


LINK:
- Critiche ai mass media occidentali (Quotidiano del Popolo) [CH]
- Turisti stranieri testimoni dei ribelli (China Daily) - [ermetismo giornalistico cinese] [EN]
- E relativi commenti...
- Il mio materasso al dormitorio. Da come dormo male deduco che di tempo per boicottare ne abbiamo avuto a sufficienza.

giovedì 20 marzo 2008

Fuoco sul tetto

Lhasa, marzo 2008.
La folla protesta, l'esercito spara, il mondo sta a guardare.
Per un attimo ho pensato davvero che qualcosa sarebbe potuto cambiare, che la storia avesse potuto prendere un altro corso in questo Paese. Magari a molti - me compreso - è venuto anche da fare paragoni tra quello che è successo in questi giorni a Lhasa e i fatti di vent'anni fa.
Allora il mondo si indignava di fronte a tanta violenza e l'Occidente aveva le palle per dichiarare l'embargo alla vendita di armi alla Cina e condannare le repressioni con una posizione decisa in contrasto con Pechino.
Oggi la situazione non è esattamente la stessa e sarebbe azzardato fare un paragone tra due momenti storici così differenti. Resta comunque interessante (e disarmante) vedere però come il peso internazionale della Cina si sia fatto sentire su questioni nazionali (ed internazionali) rilevanti come questa.

E' calma piatta a Pechino quando scendo dall'aereo che mi riporta Cina. Tremila chilometri più in là, Lhasa brucia ancora e l'esercito di Liberazione continua ad arginare la ribellione tibetana.
A tre mesi dalle Olimpiadi Pechino non vuole problemi di questo genere.
A tre mesi dalle Olimpiadi succede invece che le contraddizioni di un Paese come la Repubblica Popolare Cinese si riversano - premeditate - sul suo apparente ottimismo. Il Tibet è solo una dei tanti scheletri nell'armadio che la Cina non ha avuto né il tempo, né il modo né il coraggio di affrontare in precedenza. Ed ora, più passa il tempo, più è difficile mettere mano alle questioni scottanti maturate da un passato controverso. Perché le Olimpiadi più politicizzate della storia si avvicinano e se i secessionisti tibetani hanno avuto il loro momento d'oro per scatenare la rivolta, è probabile che altri vorranno fare altrettanto nei prossimi mesi.

Sulla cosiddetta "questione tibetana" si potrebbe parlare all'infinito, c'è del vero e c'è del meno vero. Il problema è che la Lhasa di oggi non è la Lhasa di cinquant'anni fa, quando al momento della "Liberazione" e successiva annessione alla nascente "Repubblica Popolare", il Tibet è stato sistematicamente colonizzato dalla Cina in virtù dei rapporti commerciali e culturali tra le due parti nel corso dei secoli.
Il risultato è che la Lhasa di oggi è collegata al resto del Paese grazie a voli giornalieri e treni pressurizzati a 5000 metri di altitudine e la maggioranza della sua popolazione è di etnia Han (compreso il Governatore del Tibet che spiegava in TV le ragioni della repressione). I veri tibetani credo vivano lontano dalle grandi città, nei villaggi sparsi per l'altopiano, ma senza l'appoggio economico della Cina ho paura che abbiano ben poco da augurarsi per il futuro.

Pechino è alle strette e risponde come è sempre solita fare: con una sola voce e azzittendo tutte le altre. La risposta all'immediata emergenza mediatica è stata la censura, soprattutto nei confronti della cosiddetta informazione "indipendente" fatta di blog e videoblog (Youtube per primo), mentre i giornalisti stranieri sono stati espulsi dalla provincia, in attesa di trovare una soluzione migliore.
Nel frattempo a Lhasa si contano i morti, si tracciano bilanci, si emanano sentenze.
Da qualche altra parte nel mondo invece succedono cose strane.. succede che la comunità internazionale si divide tra chi sottoscrive totalmente in nome dello sport (???) e chi invece annuncia di prendere "provvedimenti adeguati" che non compromettano però il servilismo a novanta gradi nei confronti della Cina. Poi succede anche che l'Onu ignora le richieste di aiuto e di intervento di ogni tipo da parte del popolo tibetano (e dei suoi rappresentanti in esilio in India) e che il Vaticano temporeggia silenziosamente voltando lo sguardo dall'altra parte..

Gli errori del passato continuano a minare i possibili scenari futuri della politica cinese, senza lasciare spazio a possibili sorprese o alternative. Nessuno osa mettere in discussione la maggior parte dei princìpi comunisti nati da un passato che non è concesso rinnegare. Per questo ancora oggi cambiano i tempi ma non i metodi, la Cina è sempre quella delle Mascotte Olimpiche che ti accolgono festose in ogni angolo della Capitale ma è anche la stessa che non sa fare a meno di rinchiudersi nel suo guscio alla prima occasione, senza permettere agli stranieri di ficcare il naso negli affari propri.
Anche per questo la Cina non è pronta alle Olimpiadi, perchè è improponibile affidare l'organizzazione di un evento così importante ad un Paese che non offre garanzie adeguate sulla sicurezza. Lasciare le cose come stanno è certamente da ipocriti, il Tibet non merita certo di restare una provincia cinese ma è difficile poter immaginare una soluzione diversa da questa, perché il Tibet è oramai Cina, perché la Cina è una sola, perché se il Tibet ottenesse l'indipendenza ci sarebbero altre questioni pronte a presentare il conto con metodi analoghi a quelli di Lhasa.
Questo, di certo, Pechino lo sa.

La folla protesta, l'esercito spara, il mondo sta a guardare.
Per un attimo ho pensato che davvero qualcosa sarebbe potuto cambiare, che l'ONU sarebbe intervenuta in qualche modo, che il Dalai Lama avesse incontrato i leader cinesi, che la Cina sarebbe cambiata.. ma chi glielo avrebbe detto alla Nike o all'Adidas se le Olimpiadi quest'anno non le avessero più fatte?

lunedì 3 marzo 2008

Chimica delle Olimpiadi 2: l'informazione



[... continua]
Tre anni fa, d'autunno non è piovuto praticamente mai.
Quest'anno, tra autunno ed inverno c'è stata una decina di giorni di pioggia e, considerando che a Pechino gli inverni sono particolarmente secchi, tutta quest'acqua dal cielo mi è sembrata davvero una cosa strana.
Pioggia naturale, può darsi, ma soprattutto pioggia artificiale. Quando cade, la riconosci subito, perchè cade forte e violenta, come un temporale d'estate che si annuncia pieno di fulmini, solo che in autunno la pioggia dovrebbe essere più leggera, più calma.. soprattutto più naturale.

E invece quì succede che in autunno, quando vedono che lo smog raggiunge livelli pericolosi, ecco che i mezzi dell'aviazione militare cinese che intervengono per bombardare le nuvole di particelle chimiche in grado di "stimolare" le precipitazioni... o almeno così sembra, non si hanno altre notizie che spieghino meglio questa faccenda, nè qualcuno sembra interessarsene più di quello che si apprende dalle fonti governative.
La cosa che sbalordisce è che anche in Rete, vuoi perchè è il Partito decide che più di quello non è dato sapere, vuoi perchè la mia ignoranza non mi permette di trovare altro, devo dire che non è così facile riuscire a trovare informazioni dettagliate al riguardo. Bombardare le nuvole con ioduro d'argento e altre sostanze chimiche sembrerebbe la cosa più normale di questo mondo. Magari è la meno innocua delle cose che succedono in questo Paese, ma non ci spererei poi tanto sapendo che l'unico modo per evitare marce indietro nella corsa allo sviluppo è manipolare l'informazione.

E' anche vero che abbiamo passato l'anno 2000, però mi domando se ancora oggi sono l'unico coglione che si fa problemi su cosa accada sopra le nostre teste. In caso affermativo, occhio non vede, cuore non duole, loro sparano in cielo queste sostanze e... puuffff! cade la pioggia!
Però succede (e badate che succede spesso) che quando sbagliano la dose di qualche "tot" di quelle sostanze, la pioggia statale cade forte, ma veramente forte, perchè magari si sprigionano energie tali da scatenare qualcosa di più di un normale temporale. C'è chi dice che anche senza ricorrere alla pioggia artificiale, il Governo provveda - di notte - a ripulire l'aria facendo in modo che le particelle di polveri inquinanti sospese nell'atmosfera cadano a terra per la gioia dei cittadini. In che modo, non mi è dato saperlo.

Non ho ancora capito poi se esiste una relazione tra la manipolazione del clima a Pechino e la scossa che prendo dovunque da un pò di tempo a questa parte: quando scendo dall'autobus, quando mi lavo le mani (si, prendo la scossa dall'acqua), quando chiudo la portiera del taxi.
[aggiornamento del 27 marzo 2008: prendo la scossa anche dai carrelli del supermercato]

E fra le tante notiziuole frammentate (italiane) provenienti dalla Cina, si viene a sapere che per tutta la durata delle Olimpiadi le autorità cinesi si impegneranno a manipolare il clima per evitare i probabili giorni di pioggia che ci saranno ad Agosto, soprattutto per le manifestazioni più importanti che si svolgeranno all'aria aperta, prima fra tutte l'inaugurazione, prevista come è noto ormai a tutti per il giorno 8/08/2008 alle ore 8 (nella pragmaticissima lingua di questo pragmaticissimo paese il numero "otto" si pronuncia "ba", che suona molto come "fa", e tra i tanti significati che ha la sillaba "fa" c'è anche quello di "发财" cioè "arricchirsi", "guadagnare").

A Pechino fanno piovere quando non dovrebbe ed evitano la pioggia nell'unico mese dell'anno in cui questa dovrebbe cadere.. e il deserto avanza, ormai siamo a 150 chilometri dalle sabbie del Gobi. E se è vero che quando una farfalla batte le ali in Brasile, in Texas si scatena un tornado..

I cinesi del primo anno che studiano l'Italiano alla BLCU hanno già imparato a raccontare queste frescacce nella nostra lingua, naturalmente riproposte in chiave "flourishing and glorious" e la frase che continuano a ripetere suona tipo " Anche se il cielo di Pechino è ancora molto inquinato il Governo si sta impegnando con mezzi sofisticati per ridurre le polveri sottili in vista delle Olimpiadi ".

Si si, lo so, è sbalorditivo vedere che questi è solo quattro mesi che studiano l'italiano mentre io dopo tre anni non vedo ancora risultati. Per quanto riguarda i mezzi sofisticati per lotta all'inquinamento invece non c'è nulla di cui preoccuparsi, siamo in buone mani!!


P.S. Da grande farò il giornalista!
p.p.s. (dopo attenta riflessione) ci ho ripensato!

sabato 1 marzo 2008

Chimica delle Olimpiadi 1: l'inquinamento



Pechino l'Olimpica si prepara all'arrivo dell'estate mostrando a tutti quello che di più ovvio e naturale ci si aspettava di trovare da tempo: aria pulita.

Oddio, non è che da un giorno all'altro l'aria della città più inquinata del mondo sia diventata limpida, però bisogna ammettere che da un pò di tempo a questa parte ce ne sono stati di cambiamenti.
Ricordo ancora la mia prima volta in Cina, tre anni fa, l'arrivo a Pechino a notte fonda dopo un volo di 10 ore. La sensazione iniziale è una foto che ancora oggi rimane nitida nei miei ricordi: il caldo appiccicoso, l'aria umida e afosa, l'autostrada vuota e silenziosa illuminata dalle luci arancioni dei lampioni spartitraffico, gli scheletri di cemento dei palazzi in costruzione, le facciate annerite di quelli già vecchi dopo due anni e .. la nebbia.
Allora con l'ingenuità di uno che in fondo in fondo spera davvero sia così, l'ho chiamata nebbia. Il giorno dopo ho scoperto che quella coltre di fumo giallognolo stagnante sulla città era wuran (污染), l'inquinamento.

A Pechino ovunque anda
vi c'era quella nebbia, sempre, costantemente. Vedere il sole era un'eccezione rara di qualche giorno al massimo, la città grigia di trent'anni prima era magari più luccicante rispetto al passato, ma restava sbiadita nei desolanti paesaggi marziani che si ripetevano ad ogni isolato, nel grigiume dei palazzi di cui non riuscivi a scorgere la fine e nella visibilità per le strade di appena un centinaio di metri..
Certi giorni potevi sentire perfino il sapore dell'inquinamento, giorni più cupi degli altri, con l'aria giallognola intrisa ovunque da una inevitabile patina oleosa.

" Oggi c'è l'inquinamento " annunciavano (quasi festose) le insegne dei ristoranti con l'aria condizionata accesa al massimo " bevete il nostro tè speciale contro il mal di gola ".

Leggevo su That's Beijing (e ritrovo scritto quà e là su internet) che respirare l'aria di Pechino equivaleva - tre anni fa - a respirare il fumo di 70 e più sigarette al giorno. Magari oggi sarà la metà. Che sono pur sempre due pacchetti.

Così me la ricordavo Pechino prima di tornare per la seconda volta, con la paura di dover passare un anno in una camera a gas senza via di scampo.
Oggi il cielo di Pechino è azzurro, come ieri, come la settimana scorsa, come da un bel pò di tempo a questa parte e nonostante la pioggia stenti ancora a cadere, non credo di ricordare una giornata particolarmente inquinata. Forse c'è stata, ma davvero si tratta di eccezioni. Continuo a pensare se davvero non siano i miei ricordi ad essere annebbiati.


Sarà che manca poco alle Olimpiadi, ma da queste parti a far bella figura non ci pensano due volte. A proposito, stamattina ero convinto di aver visto da qualche parte quanti giorni esatti mancano alle Olimpiadi.. forse sul giornale, forse sul tabellone elettronico all'incrocio dell'uscita del terzo anello della tangenziale, forse in TV, forse su quel tabellone simile ad un vecchio segnapunti da pallavolo appeso ai cancelli della scuola.
E a sapere che ogni giorno, tra le mansioni dei soldatini cinesi (paladini della sicurezza nel campus) c'è anche la voce "
scalare il conto alla rovescia alle Olimpiadi " mi si scalda il cuore.
Comunque sia i giorni saranno centocinquanta o giù di lì.

Pechino quasi non sembra più la città più inquinata del mondo che era fino a qualche anno fa, non fosse per l'odore che resta sulle mani dopo aver girato in bicicletta, per la polvere che si accumula velocissima dovunque per la stanza (anche con le finestre chiuse), per l'olfatto anestetizzato che non sente più gli odori e per altri piccoli particolari ancora.

Effettivamente tre milioni di automobili e un'acciaieria (da poco spostata altrove) non sono proprio l'ambiente ideale per attrarre atleti da tutto il mondo.. E pensare che una volta da queste parti c'erano solo biciclette (o quasi).
Oggi di biciclette se ne vedono sempre meno, le strade di Pechino (come del resto, anche della Cina) sono sempre più invase da ogni sorta di mezzo a motore, che si tratti di auto, moto, risciò o scooter poco importa, ormai anche in una città pianeggiante come questa sono tutti stanchi di pedalare con le proprie gambe.

E' un sollievo sapere che una parte di quei mezzi motorizzati a due e tre ruote utilizza energia elettrica ma è triste vedere come oggi, solo gli anziani e gli studentelli come me hanno ancora il tempo da perdere per andare su una bicicletta. Gli altri, sfrecciano veloci nelle loro auto nere dai vetri oscurati.


[continua...]

venerdì 30 novembre 2007

北京2008奥运会 Olimpiadi

(sottotitolo: vabbè, magari era meglio se non lo facevo, comunque sono sempre in tempo per tirarmi indietro..)
Ieri a scuola girava un avviso con cui si cercavano dei volontari per le olimpiadi che NON avessero come lingua madre il giapponese, il koreano, l'inglese e il tedesco. E allora ho pensato bene di registrarmi per la piccola intervista di selezione che si è svolta oggi. In settimana dovremmo conoscere i risultati.

La cosa bella è che se mi prendono molto probabilmente potrò accedere ai siti delle gare olimpiche, accompagnare le delegazioni nazionali e magari vedere le Olimpiadi dalla parte di chi organizza.
La cosa brutta è che probabilmente mi prenderanno perché questo è proprio un gran bel lavoro di m***a e non è facile trovare qualcuno disposto a farlo: il mio servizio di assistenza alle delegazioni sportive straniere durerebbe più di otto ore al giorno (a partire dalle sei del mattino), è completamente gratuito (per loro) e l'unico compenso che viene dato in cambio a chi presta il servizio è la gloria (come ai tempi di Mao, ah! evviva gli incentivi morali). Sarà il caso di farmi regalare almeno un cappellino se proprio sarò lì.. ma tanto penso proprio di non andare; oltretutto a quel punto avrei un pò di casini con l'estensione del visto, col volo di ritorno (che vedrei annullato), nonchè lo sbattimento di dover trovare una sistemazione quanto più economica per un periodo che si ritiene possa costare fino a sei volte più del normale..

Non sono ancora sicuro di aver fatto la cosa giusta, magari potevo sprecare il pomeriggio in un modo più costruttivo.. e poi queste Olimpiadi..
C'è chi pensa di boicottarle, c'è chi è entusiasta per quello che in molti definiscono il "debutto" della Cina tra le grandi. A me non fa una piega nè l'uno nè l'altro discorso, sono prese di posizione troppo estreme che spaziano dal rifiuto assoluto all'assuefazione più totale.
Sono pienamente cosciente di quanto complicato e delicato è l'argomento ma non mi sembra il caso di pendere dall'una o dall'altra parte. Ormai i "giochi" sono fatti, la Cina è pronta da un bel pò a questo evento e negarglielo ora avrebbe più effetti negativi che altro. Troppi interessi nazionali ed esteri, troppi soldi, troppe speranze in gioco. Meglio lasciarla andare. ORMAI. Però..

Però verrebbe da chiedersi come è stato possibile che il Comitato Olimpico sia riuscito ad accettare la candidatura e - in seguito - l'elezione, di Pechino, capitale della Repubblica Popolare Cinese, per i Giochi Olimpici 2008.
La risposta è che tutto è stato studiato a tavolino, scegliendo una tabella di marcia funzionale allo sviluppo del Paese più popoloso del mondo. Ma come al solito la verità sta in mezzo ed è il risultato del modo in cui la si guarda e la si interpreta.. c'è chi ci vede la naturale prosecuzione di un processo avviato oltre vent'anni fà da Deng Xiaoping successivamente alla morte di Mao, c'è chi si oppone in tutti i modi cercando di svelare al mondo quello che in fondo sa già. Che la Cina non è quello che sembra, che Pechino non è la Cina e soprattutto che la situazione nel resto del Paese non è poi migliore di tanti anni fa. Acqua calda.

La Cina non è pronta alle Olimpiadi. Magari è pronta la macchina organizzativa, le strutture sportive e i cittadini di Pechino (che hanno imparato non suonare il clacson, a sputare di meno e a vestirsi più decentemente), ma non è pronto tutto il resto. Perchè se da una parte c'è una città sfacciatamente occidentale, moderna e funzionale in ogni suo aspetto, dall'altro non si possono ignorare le altre facce della Cina: la Cina rimasta indietro, la Cina delle campagne in attesa del progresso, la Cina-fabbrica del mondo che produce spazzatura sottocosto per l'umanità. Troppi mondi così diversi, così lontani, eppure geograficamente così vicini. Troppe sfumature, troppo veloci, troppo estreme.

Sono perplesso per il futuro della Cina, per quello che ha a che fare con le Olimpiadi, per quello che succederà..
Perchè in quel momento gli occhi del mondo saranno puntati su un Paese che non ha ancora regolato i conti con la sua storia. Non mi riferisco al dissidente isolato che avrà i suoi dieci secondi di celebrità protestando per i morti di Tiananmen, per i diritti umani o per lo sviluppo economico sbilanciato e antidemocratico. Quello, perchè no, mi auguro che ci sia. Qualunque cosa gli accada dopo.

Mi preoccupano di più gli scheletri nell'armadio, le tensioni con Taiwan e con il Giappone, le spinte centrifughe di Tibet e Xinjiang, la povertà della gente esasperata delle campagne, l'inquinamento, la corruzione. Di quello ho paura. La "bomba sociale" è grande come lo è un paese di un miliardo di abitanti, ma se esplodesse ora, nessuno - da occidente - avrebbe il buonsenso o il coraggio di indignarsi. Non ora. Questioni di CIRCOSTANZA..

Mi preoccupa pensare che questo teatrino di ipocrisia abbia pian piano coinvolto un numero crescente di Paesi civilizzati e democratici in maniera direttamente proporzionale alla rilevanza economica della Cina negli ultimi anni. La Cina è certamente consapevole del suo peso, usa la sua forza per svelare a piccole dosi i suoi segreti e le sue colpe nel modo più indolore possibile, ma anche per CONFORMARE il mondo occidentale al SUO modo di pensare e di ragionare. Sembra già normale il fatto di poter organizzare la più grande manifestazione sportiva della storia in un paese governato da un partito unico...

Quanto è stato facile per l'opinione pubblica internazionale condannare la strage di Tiananmen e indignarsi alla vigilia della caduta del comunismo in Europa? La Cina era ancora pressocchè irrilevante sul piano economico mondiale e l'America, paladina del mondo "democratico", stava portando a conclusione la sua guerra (fredda) contro il comunismo.
Ed oggi? Quanto è difficile, ora, condannare la Cina per
la strage di Dongzhou avvenuta meno di due anni fa? E chi se lo ricorda ancora (o, solo, ne ha sentito parlare)?

Siamo tutti burattini, piccoli e vulnerabili. Buffoni
di corte alle dipendenze di un re ricco e tiranno. Speriamo solo, a questo punto, di avere in cambio un'adeguata ricompensa per la nostra farsa.

Nella foto: il mio materasso Olimpico (foto capovolta)

lunedì 15 ottobre 2007

E nonostante tutto... che palle!


Isterico, patetico, insopportabile, clima di attesa..
Ogni cartellone pubblicitario, ogni spot in TV e alla radio, ogni Qingdao che mi bevo, tutto è lì a ricordarmi che tra meno di un anno, da queste parti, ci saranno le Olimpiadi.

E non è certo grazie a questo che la Cina sarà un posto migliore.
Anzi.