Tre ore d'aereo da Guangzhou a Kunming e ci ritroviamo in un'altro mondo, lontani dalla pioggia e dal caos che - si viene a sapere - ha bloccato oltre 700.000 persone alla stazione ferroviaria. Siamo a Kunming (1892 metri slm), la città dell'eterna primavera (così la chiamano i cinesi) capoluogo della provincia dello Yunnan, un altopiano incastonato tra la penisola Indocinese e il Tibet, una Cina profondamente diversa da quella che mi lascio alle spalle. C'è il sole, una ventina di gradi e dopo un'esperienza come Guangzhou, la visione di Kunming è tutto ciò che uno può desiderare.
Delle 56 minoranze etniche formalmente riconosciute che fanno parte della Repubblica Popolare Cinese, 25 si trovano nel solo Yunnan ed è per evitare qualunque forma di separatismo che in questa provincia la propaganda governativa ha martellato più pesantemente nel corso degli anni. Esaltando la varietà e la ricchezza delle minoranze etniche del Paese, la Cina ha ribadito di essere comunque una sola, alla cui "crescita armonica" partecipano "equamente" tutte le nazionalità che ne fanno parte.
Belle parole.. Bella beffa! Delle minoranze etniche che compongono il 9% della popolazione cinese fanno parte - tra gli altri - russi, kazaki, uyguri e tibetani. C'è mancato poco che si prendessero anche gli italiani.
Nelle foto: Kunming Laojie, la Strada Vecchia di Kunming. Ai lati, gru al lavoro e cartelloni pubblicitari annunciano l'arrivo della "nuova" Strada Vecchia..
Nonostante tutto, Kunming mi piace, c'è molto verde in giro, molto ordine, un pò troppi turisti (come noi!), ma ci sta. Ci sistemiamo al Camellia Hostel ed il giorno dopo ci ritroviamo già con gli altri quattro appena arrivati dalla gelida Pechino.
Alla fine decidiamo per Jinghong, capoluogo della regione autonoma del Xishuangbanna, un paradiso tropicale al confine con Laos, Vietnam e Birmania. Lo Yunnan è una regione prevalentemente montuosa e i collegamenti ferroviari - come il resto dei trasporti - risultano ancora in parte difficoltosi.. Si va in autobus!




